Ettè Avri

ETTE’ AVRI- LA NAVE DELLA MIGRAZIONE

“Molte vite calabresi sono tutta una rinunzia, e forse neppure tanto dolorosa dacchè una tradizione antica ha segnato nel cuore di ognuno questo potere.

( …) E’ un paese questo dove la dignità, la nessuna servilità, la personalità, la libertà interiore, sono le molle dell’esistenza. In molti casi la biografia del calabrese si puo’ ridurre alla rinunzia. Ecco una vicenda solita: sposarsi, e dopo quindici giorni o un mese di matrimonio, emigrare.”

(Itinerario italiano- 1954)- Corrado Alvaro

Raccontare le storie, i sentimenti, le emozioni, le esperienze di generazioni di emigranti. Raccontare lo sguardo sul mondo di chi ha lasciato il proprio paese in cerca di un’occasione, lo smarrimento misto all’euforia di trovarsi di fronte ad una nuova vita, di confrontarsi su spazi aperti, con realtà sconosciute.

Dando forma e corpo ad un’intuizione di Rosaria Mazza abbiamo voluto affrontare il triste fenomeno dell’emigrazione, ed è nato l’ambizioso progetto, “ETTE’ AVRI – la nave della migrazione”, dedicato in modo particolare all’emigrazione dei calabresi, a chi ieri ha lasciato ed oggi lascia la propria terra, a chi parte per forza, a chi sa ricordare. E a nostri padri, cento anni fa, nel loro migrare.

Questo è lo spunto di riflessione su cui si è basato il lungo lavoro di ricerca, di selezione del materiale, di scelta.

Lo spettacolo inizia con un breve prologo a raccontare l’arrivo dei Greci sulle nostre coste, precursori di coloro che fonderanno la Magna Grecia.
Una Narratrice ci condurrà via via nel racconto prettamente storico,  delle grandi ondate migratorie che hanno coinvolto migliaia di italiani e ci racconterà il Viaggio della speranza intrapreso dai calabresi in America, in Svizzera, in Belgio, in Australia ed in altri paesi con i piroscafi, treni sovraccarichi. Ci racconterà delle difficoltà e dei pericoli che questi hanno dovuto affrontare in cerca di condizioni di vita migliori, fuggendo il più delle volte dalla miseria, dalla fame. Si evidenzierà il tributo di risorse umane, fatiche immani e affetti familiari spezzati, pagato in particolare dalla nostra gente per lo sviluppo di terre straniere.

Durante il racconto sul fondo saranno proiettate delle foto antiche che rappresenteranno momenti di vita ed esperienze vissute dagli emigranti all’estero.

Luca Fiorino, presterà corpo e voce all’Emigrante, inteso come distillato di ogni essere umano che, costretto dal caso, dalla sorte ha dovuto lasciare la sua terra, non per spirito di avventura ma per necessità.

L’epilogo di questo viaggio tra le pieghe di un’emigrazione senza tempo, inevitabilmente vedrà il riferimento alla grave situazione odierna, ai corsi e ricorsi storici che hanno portato il nostro paese a rappresentare per migliaia di stranieri la nuova “Merica”, in una nuova migrazione vissuta da molti come minaccia ma che culturalmente ci appare stimolante, fonte di arricchimento reciproco, di scambio tra civiltà eterogenee, nel rispetto reciproco, nel rispetto dell’Uomo.

Giovanna Nicolo’

Il ritmo mai uguale e sempre imprevedibile del mare è forse il ritmo dell’intero spettacolo, del suo ballo e del suo racconto.

Abbiamo scelto linee melodiche che hanno richiesto timbri, movimenti ritmici ed armonie più o meno complessi. Uno strumento forte come la tuba ed il trombone per dare calore e spessore al canto. Tromba, per  la musica popolare. La sonorità aspra, l’ampiezza di registro, il timbro accattivante e cangiante dei  sassofoni, restituiscono le tipiche sonorità jazz del ‘Novecento.

La colonna sonora dello spettacolo va dalla musica popolare greca, passando per le contaminazioni, i colori popolari e suoni  “mediterranei”, fino alle atmosfere sofisticate di Gershwin, per approdare al tango argentino di Galliano.

Alessandro Monorchio

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maggio 16, 2010 Post Under Eventi - Read More

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